Relazione presentata a Viterbo per “Tuscia Cavalli 1990” presa, in larga parte, da una relazione precedente del Prof. Giuseppe Morra, ora scomparso.
In alto il simbolo della razza, marchio a fuoco che a discrezione del proprietario può essere apposto sulla coscia sinistra del cavallo.

Relatori:
Dott. Mellini Alessandro
Prof. Morra Giuseppe

Introduzione

Introduzione


Solo di recente e marginalmente si parla in pubblicazioni ippiche di vario genere del cavallo Tolfetano. Viene erroneamente definito di norma come una variante del Maremmano Grossetano e gli si attribuiscono caratteri morfologici incerti ed a volte contraddittori; ciò non accade a caso. Negli ultimi trent’anni l’allevamento del cavallo Tolfetano ha subito degenerazioni forse difficilmente sanabili e nella nostra zona vengono sempre più spesso acquistati soggetti dalle caratteristiche morfologiche ed attitudinali assai diverse. I cavalli che vengono allevati non sono degli esemplari “puri” ma evidenziano caratteri diversi pur avendo una comune base Tolfetana.
Quando parliamo di “purezza” della razza Tolfetana, non vogliamo tanto affermare che sia una razza autoctona, quanto che sia una razza “spontanea”. Cercheremo di dimostrare tale asserzione.

L’origine della Razza

L’origine della Razza


Circa l’origine della razza Tolfetana, si possono fare le ipotesi più fantasiose. Ad esempio tra le testimonianze di arte protovillanoviana provenienti dalla zona dei Monti della Tolfa c’è una tazza bronzea (conservata al Museo Pigorini di Roma) raffigurante una vacca stilizzata dalla “incornatura” tipica della maremmana quale noi conosciamo e tuttora alleviamo. Esisteva anche allora un cavallo brado come la vacca con cui ancora divide il pascolo? Il rinvenimento di ossa equine fra cui molti denti, in località Tufarelle (comune di Allumiere) databili all’incirca nello stesso periodo della tazza sopra citata sembrerebbe confermarlo. Si tratta del cavallo che noi conosciamo? E’ probabile, ma come provarlo?

Sicuramente gli Etruschi; che avevano sui Monti della Tolfa numerosi insediamenti ed hanno probabilmente dato l’origine ed il nome al paese di Tolfa, allevavano cavalli, anzi buoni cavalli per quel che è dato sapere dalle fonti classiche. Anche i Romani, la cui presenza nella zona è testimoniata da notevoli reperti (ville, strade, sculture, ecc.) allevavano buoni cavalli con l’apporto di sangue orientale. In un millennio di medioevo qualcosa deve essere certamente mutata, sul piano dell’allevamento equino, anche in questa landa isolata. Vi saranno state influenze longobardiche e germaniche.

Sicuramente vi furono le incursioni saracene (che nel IX secolo portarono alla distruzione del villaggio su cui sarà ricostruita Tolfa Nuova in loc. Tolfaccia) le quali qualche segno devono aver lasciato nell’allevamento locale. Forse non a caso i vecchi butteri dicono che il cavallo Tolfetano discende dal berbero. Sicuramente nei secoli bui del Medioevo vi fu un gran culto per il cavallo, unico mezzo di locomozione e trasporto. Una notizia del 1300 proveniente dalla Margherita Cornetana ne dà una diretta conferma. Tra le varie clausole di dipendenza di Tolfa da Corneto (Tarquinia) è indicata l’offerta di un “palio di seta che sarà portato su cavalli in corsa da Porta S. Pancrazio al Palazzo del Comune”.

Una seconda notizia di un certo interesse ci viene dagli Statuti del Comune di Tolfa (1530) che sembrano regolamentare una tradizione già consolidata nel tempo prescrivendo che “tutti i mercanti forastieri di panni o varie merciarie abitanti in detta terra e la casa o vero pontica avendo a pigione, siano tenuti e debbino una volta l’anno pagare il Palio.

Per un Palio da corrersi nella Festa di Sant’Egidio (come ancora avviene) del valore e comune estimazione di carlini venti di colore, secondo parere agli offitiali di quel tempo, e detto pagamento farà per rata secondo la qualità del mercante”.
La scoperta delle miniere d’allume (da cui nascerà il comune di Allumiere) nella seconda metà del 1400 ed il loro intenso e remunerativo sfruttamento per circa tre secoli avranno certamente comportato la presenza in zona di cavalli di altre razze. Qualcosa del culto per i cavalli berberi della Roma rinascimentale sarà sicuramente approdato anche qui. Qualche influenza sull’allevamento equino deve aver certamente lasciato anche l’occupazione francese della zona durante il periodo napoleonico. Quel che è certo però è che queste presumibili o ipotetiche influenze di altre razze sul cavallo Tolfetano hanno dovuto subire la durissima selezione costituita dall’ambiente e dal tipo di allevamento e di addestramento che “ab immemorabili” si pratica in questa zona assai ristretta che comprende i comuni di Tolfa e Allumiere.

I confini territoriali di questi due comuni ci limitano pressappoco l’area in cui s’alleva il cavallo Tolfetano e possono all’incirca così delinearsi: a nord e ad ovest la valle del fiume Mignone, ad est le campagne di Manziana e a sud la riviera di Civitavecchia. Così delimitata, la regione ha un’area di circa 300 Kmq, immediatamente fuori di essa i cavalli hanno già perduto in totalità o quasi le spiccate caratteristiche del Tolfetano. La configurazione topografica della regione è molto diversa da ogni altra della provincia laziale. Questo vasto territorio è costituito dal gruppo trachitico dei !Monti Ceriti”, che sorge isolato fra la riviera di Civitavecchia e la maremma Viterbese: sono piccole montagne non raggruppate a passo unico, ma tutte divise le une dalle altre da valli profonde, strette, nelle quali serpeggia un torrente. I fianchi dei monti, ovunque molto sassosi sono ricoperti nella maggior parte da boschi cedui e da qualche bosco ad alto fusto; oppure si mostrano ripidissimi, con nudi scogli grigi e macchiati qua e là da piccoli arbusti.